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LE RELAZIONI DI COPPIA COME PRODOTTO CULTURALE: COME CI HANNO RACCONTATO L’AMORE IN OCCIDENTE

Per le esperienze vissute, per educazione, per i film visti e i libri letti, per le canzoni ascoltate e per aver ascoltato gli altri, una concezione dell’amore si è indubbiamente instaurata nella maggior parte degli animi nati e vissuti sotto l’ombra della cultura occidentale.

Si tratta di quella concezione dell’amore definita “amore romantico”, che sia in letteratura che in altri campi di studio ha immesso nell’immaginario sociale una ben definita rappresentazione dell’amore. Lo abbiamo imparato fin da piccoli, per educazione e per cultura, ancora prima di poterne avere una reale percezione. Fin da bambini iniziamo a comprendere linguaggi di idealizzazione e pratiche del culto dell’amore. Quell’idea del “sei tutto per me”, “vivo per te”, “non posso stare senza di te”. Queste concezioni dell’amore derivano dal modello romantico che nel corso dei secoli abbiamo introiettato e normalizzato. Si tratta di un modello culturale di cui facciamo parte e che per nascita abbiamo imparato a concepire come normale. Ma se così non fosse? 

Oggi più che mai è necessario mettere in discussione i modelli sociali comportamentali per comprenderli al meglio, ma quando entrano in gioco le emozioni umane la discussione si fa sempre più complicata e precipita in quel dibattito tipicamente antropologico che si domanda, è Natura o Cultura? 

Questo campo di studi apre le porte a quelle domande che riguardano l’animo umano, le questioni più profonde dell’essere, che rappresentano il campo dei sentimenti. Analizzare la concezione delle relazioni umane tramite uno studio storico e culturale è necessario anche per comprendere tutto quel filone di tematiche di cui l’attivismo femminista, sempre più voracemente, si occupa. 

Secondo il modello dell’amore romantico, diffuso in occidente, per cui la letteratura ha da secoli predisposto una narrativa specifica, le relazioni sentimentali sono definite sotto un profilo eurocentrico nel momento in cui ci si interfaccia con altre concezioni di amore o più in generale di relazione di coppia: ovverosia – e in un modo di fare tipicamente occidentale – se non si ha amore romantico non si ha amore tout court. Questa narrativa comunemente diffusa per cui ciò che esula dall’amore romantico risulta forzato o sbagliato, è risultata spesso totalizzante anche in tempi recenti, in particolare nell’opinione pubblica che ha nel corso del tempo stereotipato e costruito un’idea drammatica delle concezioni d’amore non occidentali, come ad esempio dei matrimoni musulmani o rispetto ai matrimoni combinati . 

Secoli di letteratura ci raccontano l’amore come quell’interesse nei confronti di una determinata persona, con cui la propria affinità si svela tramite ripetuti colpi del destino che intrecciano le strade dei due protagonisti. Se decostruita, questa dinamica narrativa può essere scomposta in tre dimensioni relazionali che sono: l’idealizzazione o devozione romantica, l’intesa sessuale, l’unione matrimoniale. Come spiega Fabio Dei nel manuale “Antropologia Culturale, (Dei F, 2016, p. 294) “se una di queste viene a mancare il meccanismo è messo in discussione e assume accezioni negative. La sessualità senza l’amore viene considerata immorale, il matrimonio senza sessualità anomalo, e quello senza amore appare un’istituzione opprimente”.

Ma queste logiche troppo rigide rischiano di generalizzare i comportamenti umani unificandoli ad un modello standard, che per qualcuno potrà essere reale, ma che non può rappresentarne la totalità. Ecco quindi che anche la pratica dell’amore risulta una costruzione culturale, nel momento in cui questo viene veicolato, praticato e concepito. Se l’emozione appartiene alla natura dell’essere umano, il suo riconoscimento, la messa in pratica, il valore che gli si attribuisce, non è universale né biologico, ma culturale. 

L’amore romantico impone al centro della questione la natura umana, che lo determina. Stabilisce “amiamo così e in quanto esseri umani, e così come gli esseri umani hanno sempre amato e ameranno sempre” (Dei.F, 2016, p. 296).  E ancora quindi, Natura o Cultura? Amiamo così o ci hanno insegnato ad amare così? 

Anche la psicologia, che oggi più che mai rivolge una serie di argomentazioni che si intersecano con tematiche attiviste tra cui l’individuazione di una cultura del possesso che si dirama all’interno di un sistema culturale patriarcale. In analisi infatti, sempre più spesso si affronta la tematica delle situazioni sentimentali in relazione alle tematiche di genere, realizzate all’interno di uno spettro culturale patriarcale, dal quale si evince sempre di più quanto la cultura influenzi i comportamenti sentimentali all’interno delle relazioni personali. 

Alcune tesi sostengono l’universalità di alcuni tratti dell’amore romantico, le ricerche di Jankowiak e Fisher (W.R Jankowiak e Edward F. Fisher,1992, “A cross-cultural prospective on romantic love” p.173), concentrati in particolare sull’adolescenza nelle società in cui vige la regola dei matrimoni combinati, hanno scoperto che le cotte amorose si verificano spesso. I concetti dell’amore romantico sono stati utilizzati per trovare una universalità di alcuni tratti in una prospettiva interculturale e sono stati riconosciuti come centrali. Nonostante questo, l’antropologia continua per lo più a sostenere la dimensione culturale dell’amore romantico la cui origine è piuttosto recente e si sviluppa in occidente. 

La letteratura che ci viene insegnata è piena di storie d’amore connotate romanticamente: Miranda e Ferdinando e Romeo e Giulietta di Shakespeare, l’amore pragmatico di Werther e Lotte descritto da Goethe o ancora più indietro con il dolce stil novo, la scena dantesca di Paolo e Francesca. Un prodotto della storia occidentale che viene collocato all’interno delle classi dominanti e che inizia a diffondersi alla massa solo con l’età contemporanea. 

I grandi filosofi e poeti avevano a che fare con classi di ceto alto e intellettuali, non certo con il mondo contadino e popolare, di cui nessuno parlava. È infatti con la divulgazione della cultura di massa che il modello romantico si afferma nell’intera società, implicando connotazioni psicologiche e soggettive che sono divenute una parte fondamentale della struttura culturale.

Questa tipologia di narrazione si espande con le dinamiche economiche della società industriale, implicando alcuni cambiamenti. Le logiche di mercato indeboliscono i legami delle persone con i propri gruppi di parentela perché la logica individualista inizia ad instaurarsi nella cultura liberale ed in modo più massiccio nella sua evoluzione  neoliberista, che ha ormai preso il sopravvento in gran parte dell’occidente. 

Proprio in questo periodo infatti, il matrimonio e il fidanzamento diventano un contratto, liberamente scelto da due soggetti che devono condividere un sentimento. A questo punto dobbiamo chiederci: cosa significa relazione pura? Seguendo questa logica si tratta della libera decisione di costruire un rapporto al di fuori di ogni ruolo costituito e di ogni obbligo di continuità, semplicemente in virtù dei benefici che entrambe le parti ritengono di trarne. Dunque, con la possibilità di interrompere il rapporto quando tali condizioni non siano più percepite. La relazione pura è quindi una concezione dell’amore romantico con alcune caratteristiche adattate al tempo in cui viviamo. Il romanticismo classico implica ad esempio una dimensione di devozione eterna, l’idea che la passione e l’idealizzazione dell’altro debbano, in modo naturale, finire con il matrimonio. Quindi si tratta di natura o di struttura culturale? 

Inoltre, questa eredità culturale si riferisce in particolare a relazioni eterosessuali e mantiene ben distinti i ruoli del maschile e femminile, almeno per buona parte del ‘900, quando per le donne la ricerca dell’amore che sfocia nel matrimonio resta comunque una definizione in termini di ruoli. Dinamiche culturali che implicano anche l’immagine di castità e purezza e spesso sottomissione domestica. Ultimo ma non meno importante, l’aspetto storico, ossia l’importanza dell’eredità del dogma cristiano come unico presupposto su cui fondare i comportamenti umani all’interno delle relazioni sentimentali. Per secoli il credo religioso, base fondante del nostro paese, ha dettato le regole a cui attenersi per stabilire le regole di vita, basti pensare alla semplice sacralizzazione della domenica, giorno settimanale attorno al quale ruota tutto il sistema feriale e festivo anche in ambito professionale; alle unioni civili; la questione aborto ed eutanasia e molto altro. 

Nel corso degli anni, anche e soprattutto grazie all’emancipazione femminile, nell’ambito della relazione romantica questi ruoli vengono piuttosto superati. È proprio grazie a questa che, sia sul piano sociale che sessuale, le retoriche dell’amore romantico iniziano a calare e forse anche a frantumarsi. Così, oggi il linguaggio romantico, seppur mantenga una sorta di egemonia nella cultura occidentale, risulta spesso anche ridicolo ed eccessivo nelle logiche più razionali e pragmatiche che si respirano. 

La narrazione dell’incontro fatale con l’amore eterno lascia il posto ad una ricerca lunga e tortuosa della relazione giusta. In questa prospettiva il linguaggio tra i partner non segue più la logica di’ idealizzazione e devozione ma è piuttosto un’introspezione psicologica, sulla realizzazione e sull’apertura del sé. Gli innumerevoli prodotti culturali, i film romantici e il lieto fine diffuso nella cultura di massa, seppur spesso visti con scetticismo, reggono ancora quella concezione dell’amore romantico che abbiamo introiettato, anche involontariamente.

In conclusione, con questa serie di considerazioni, non è mia intenzione sminuire o prendere le distanze dal sentimento emozionale e profondo dell’amore, bensì, aprire le porte ad una nuova tipologia di ragionamento, tentando di decostruire dinamiche per cui spesso si incappa in situazioni sentimentali che tendiamo a giustificare in nome dell’amore romantico. L’intenzione è quella di porre l’accento anche su altre tipologie di relazioni, che sempre più di frequente nascono nella società contemporanea, esulando da questa tipologia di approccio mentale. Questo articolo è riferito anche a tutte quelle dinamiche relazionali, che, svolgendosi sotto l’influenza culturale dell’amore romantico, portano le persone a non accorgersi della tossicità della propria condizione o di quella altrui, motivo per cui, credo fermamente che psicologia ed antropologia su questa tematica possono insieme gettare le basi per un nuovo tipo di coscienza sociale e cambiamento culturale. 

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