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LA DITTATURA DI EDIPO

Edipo era un principe, figlio di Laio, re di Tebe. Nessuno avrebbe mai immaginato che il suo regno sarebbe durato fino ad oggi. Dopo essersi cavato gli occhi e divenuto vagabondo, neppure gli dèi avrebbero mai sognato che le sue gesta riecheggiassero per l’eternità. L’eroe deve pagare la sua hybris (gr. Υβρις), perché dopo tutto, egli è mortale. Ma per quale motivo le Erinni, così erano chiamate le divinità del fato, continuano ancora oggi ad importunarci? 

Un’importante interpretazione della storia di Edipo è data da Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi. Freud credeva che i crimini di Edipo, l’uccisione del padre e il matrimonio con la madre, coincidessero con “i due desideri primordiali del bambino, la cui insufficiente rimozione o il cui ridestarsi formano forse il nucleo di tutte le psiconevrosi” (Freud 1975, 136). Questo nucleo è conosciuto come il complesso di Edipo. Secondo il pensiero psicoanalitico, si considera che tutti i bambini attraversino la fase edipica, dai tre ai sei anni circa. Fino ai sei anni la persona può essere considerata un bambino nel senso che è ancora governata dal principio del piacere e il suo Io si identifica strettamente al corpo. Questa situazione cambia dopo i sei anni. L’individuo diventa un giovane pronto per il processo di acculturazione, infatti, nella maggior parte delle società l’educazione comincia in questo periodo, nelle scuole o a casa. Anche i nativi americani per esempio, non fanno alcuno sforzo di insegnare al bambino la morale e i modi di comportarsi di un membro della società fino all’età di sei anni. Quest’età segna la fine del periodo d’ indulgenza e l’inizio di una seria istruzione.
Il conflitto tra pulsioni e morale può così procedere senza problemi.

Durante la fase edipica i bambini devono affrontare l’attrazione sessuale verso il genitore di sesso opposto e la gelosia verso il genitore dello stesso sesso. Secondo Otto Fenichel: “il complesso edipico può definirsi il culmine della sessualità infantile” (Fenichel 1965, 108). Ma cosa si intende per sessualità infantile? Il termine si riferisce effettivamente a tutte le manifestazioni sessuali dalla nascita fino ai sei anni circa. Il piacere erotico che il neonato trae dall’allattamento o dalla situazione del pollice è considerato di natura sessuale. Tra i tre e i cinque anni di età, secondo Freud, la sessualità infantile si concentra sui genitali, questa attenzione si avvicina a quella che poi sarà raggiunta nella maturità. La differenza tra sessualità infantile e adulta è che la prima manca della penetrazione e dell’eiaculazione, ovvero gli aspetti riproduttivi della sessualità. 

Il complesso di Edipo crea un triangolo in cui la madre incarna l’oggetto sessuale per il padre e per il figlio, o il padre è l’oggetto sessuale per la madre e la figlia. Secondo lo psicoterapeuta Alexander Lowen: “È abbastanza naturale per un ragazzo provare gelosia per la relazione sessuale che il padre ha con la madre. Questa gelosia non minaccia il padre. Il problema è diverso quando il padre è geloso del figlio” (Lowen 1982, 27).  Ecco, questa situazione è veramente pericolosa per il bambino. Allo stesso modo la gelosia della madre minaccia seriamente la bambina. Tutto ciò genera un senso di colpa, ma solo il bambino ne viene travolto. Ai suoi occhi ogni espressione sessuale è giudicata dai genitori come sporca, cattiva e colpevole. Così facendo i genitori proiettano sul bambino i loro sensi di colpa sessuali, gettando tutto in un ciclo continuo di comportamenti distruttivi. Nelle società patriarcali l’infelicità è tramandata da una generazione all’altra.
Ma quali sono gli effetti di questi comportamenti? I sentimenti di colpa, paura e odio sono generalmente troppo forti nella nostra società per poter essere rimossi senza problemi. Secondo Freud, la rimozione del complesso di Edipo avviene tramite la minaccia di castrazione. Il bambino teme che il pene gli sia tagliato o tolto, lo stesso avviene per le bambine che vivono questo fatto come una minaccia di lesioni alle parti genitali. Si taglia la mano a persone che hanno rubato, non è difficile capire perché i bambini evochino questa immagine dovuta alla consapevolezza di essere in competizione con il padre.

Lowen dice esplicitamente che: “Il meccanismo di questa repressione è lo sviluppo di una tensione cronica, che blocca i movimenti atti a esprimere un’emozione” (Lowen 1982, 31). Privati dell’amore verso nostra madre o nostro padre sviluppiamo un carattere generalmente nevrotico o psicotico. Rispetto alla nevrosi Lowen: “questo termine si riferisce a un modello di comportamento basato su conflitti interni che si manifesta con la paura della vita, del sesso e dell’essere” (Lowen 1982, 16). Con la rimozione non risolviamo il nostro conflitto edipico, lo seppelliamo semplicemente nell’inconscio. Per esempio, se una persona vuole piangere, ma ha represso l’impulso, perché “solo i bambini piangono”, il fatto di non piangere diventerà parte del suo modo di essere, cioè parte del suo carattere. Queste persone si vantano di non piangere quando provano dolore, ma di fatto non potrebbero piangere neanche se volessero poiché l’inibizione si è strutturata nel loro corpo e sfugge al controllo della coscienza. Essere sessuale significa essere vivo ed essere vivo significa essere sessuale. 

Il mito di Edipo è situato a un bivio culturale, segna l’emergere dell’uomo moderno, il significato storico del figlio di Laio fu analizzato anche da Erich Fromm. Basandosi sulle famose tragedie di Sofocle, Fromm dice: “Il mito può essere capito come un simbolo, non dell’amore incestuoso tra madre e figlio, ma della ribellione del figlio contro il padre autoritario nella famiglia patriarcale” (Fromm 1962). Prima dell’avvento del mito di Edipo, secondo Fromm la società era guidata dal principio matriarcale, in cui uomo e natura, Io e corpo erano in simbiosi perfetta. Successivamente con il dominio dell’Io sulla personalità dell’uomo all’inizio della civiltà greca si assistette alla produzione della prima situazione edipica. 

Nonostante la visione di Fromm possa sembrare troppo idealistica, un dato è appurato: dall’inizio della civiltà greca il conflitto edipico è diventato una realtà della vita moderna. Il senso di colpa, le sensazioni sessuali represse da parte dei bambini, le frustrazioni sessuali riversate dai genitori ai bambini, incapaci di lottare, sono sotto gli occhi di tutti.
Perché ancora oggi il conflitto edipico risuona in maniera così fastidiosa? Le sensazioni non possono essere represse per sempre: reprimerle significa morire. Esploderanno contro i più innocenti e i più vulnerabili, ecco perché il principio dell’odio continua a governare le nostre vite. Abbiamo ben presente il tipo d’uomo che vive con la madre, non è sposato e non ha una vita sessuale regolare. Tutti sono a conoscenza del carattere incestuoso tra madre e figlio, tranne i due diretti interessati. L’uomo nega categoricamente di avere alcun tipo di interesse sessuale per la madre. Vorrei credergli.

La miseria culturale che imperversa intorno al conflitto edipico è incommensurabile. Con queste poche righe volevo dimostrare quanto questo tema sia centrale nella sfera sessuale di ognuno di noi. I giovani vengono contaminati dalla schwa, dalla letteratura pornografica e dal gender fluid, ma un maggiore progresso non è la sola risposta. La strada per uscire dalla trappola è quella che ha preso Edipo, cioè il raggiungimento della saggezza e dell’umiltà attraverso la rinuncia all’arroganza. Dobbiamo scegliere: o continuare a vivere in un mondo fatto di miseria psichica oppure accettare la verità, per quanto crudele possa essere. Edipo, tuttavia, trovò la pace della mente che stiamo tutti cercando.

Bibliografia

Alexander Lowen, Paura di vivere, Astrolabio, Roma, 1982

Sigmund Freud, Totem e tabù, Boringhieri, Torino, 1975

Otto Fenichel, Trattato di psicoanalisi delle nevrosi e delle psicosi, Astrolabio, Roma, 1965

Erich Fromm, Il linguaggio dimenticato, Bompiani, Milano, 1962

Fotografia di Nicola Moscelli 

IG: @nicolamoscelli

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